Astratti furori

…s’io m’intuassi, come tu t’inmii…

Posted in Senza categoria by maelström on mercoledì, 4 maggio 2011 12:13 CEST

«Già non attendere’ io tua dimanda,
s’io m’intuassi, come tu t’inmii»

– Divina Commedia, Paradiso, Canto IX, 80-81

Continuo a non capire. Continuo a non comprendere come facciano gli uomini a non provare l’irresistibile desiderio di immedesimarsi negli altri. Gli eventi degli ultimi giorni agitano dubbi che risiedono nel mio cervello da molto tempo. E la cosa mi tormenta. Perché nell’uccisione dell’altro non riusciamo a vedere la nostra stessa uccisione? Perché nella sofferenza di un malato non riconosciamo il nostro stesso dolore? Perché i carnefici non sanno mai specchiarsi nelle vittime? Continuo a dannarmi nel cercare di capire. Dopo 36 anni, posso ben dire che la mia testa è piena di perplessità, più che certezze. Non ho compreso molto, finora, di questa cosa chiamata vita; non ne ho trovato la chiave di lettura… e forse è proprio questo che mi salva? Forse è proprio non recintarsi, restare aperti, disponibili all’introiezione, a tenerci in vita? Non è il cuore che deve pulsare, ma il cervello. Ecco, sì, forse è così. La morte forse arriva quando ci completiamo: se siamo soli, noi e noi stessi, il cerchio è chiuso, si può finire di vivere anche subito. Sì, io sono immortale, e lo sarò fino a che non avrò raggiunto certezze tali da poter serrare la porta della mia anima e perciò smettere di far pulsare cervello e cuore. Fino ad allora, sarò tremendamente attratto dalla voglia di squarciare il mio prossimo, per capire che cosa c’è dentro, e se quello che c’è dentro di lui è uguale a quello che c’è dentro di me; se il blu che vedo io è il blu che vede lui, se le lacrime e la gioia hanno lo stesso sapore. Io devo capire!

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Something terribly wrong, dear Americans

Posted in Senza categoria by maelström on lunedì, 2 maggio 2011 13:40 CEST

C’è qualcosa di profondamente sbagliato. Questa è la primissima impressione che ricevo, nel guardare le immagini dei newyorkesi in festa. Osama Bin Laden sarebbe morto, ucciso con un colpo in testa dai soldati americani che lo inseguono da 10 anni. Gli americani quindi riempiono le piazze, agitano l’Old Glory, gioiscono, si baciano, si caricano i figli in spalla, esultano. Il presidente degli Stati Uniti ammette: “giustizia è fatta”. C’è qualcosa di profondamente sbagliato. E di spaventoso. Se il verbo “ammazzare” può assumere una connotazione positiva a seconda dei casi; se “uccidere” è accettabile fintantoché noi siamo i “buoni”, allora con che coraggio condannare un uomo che, percependo d’aver subito un’ingiustizia, scende in piazza, fa una strage tra la folla, e con la bava alla bocca esulta “giustizia è fatta!”? A prescindere dal soldato che ha materialmente compiuto l’atto, chi ha ucciso veramente Osama Bin Laden? Non è forse l’intera società americana ad averlo fatto? Non è forse ciascuno di quegli americani scesi in piazza ad aver premuto il grilletto? E non è forse la stessa ragione per cui ciascuno di quegli americani verrebbe sottoposto ad un’iniezione letale? C’è qualcosa di profondamente sbagliato. Mi chiedo come facciano, in queste ore, certi genitori americani a spiegare ai propri figli a cavalcioni sulle spalle il motivo di tanta gioia.