Astratti furori

…poste, giovanotti, pezze e canotti…

Posted in Senza categoria by maelström on martedì, 7 giugno 2011 22:50 CEST

Mi fa molto ridere, in questi giorni, il gran fracasso che si sta facendo attorno al disservizio causato dal fatidico “nuovo software” installato presso le Poste Italiane. Intendiamoci: rido per non piangere. Leggo la stizza di Agcom sui giornali, le rampogne dell’Antitrust, le indignazioni delle varie associazioni di consumatori, le lamentele degli utenti che non possono pagare bollette e prelevare pensioni. Sì, rido. Rido perché, come sempre, ci si indigna quando frana la montagna; ma a mettere dei paletti prima, per evitare che frani, nessuno ci pensa. La verità è che è tutto il mondo dello sviluppo software a fare acqua, e se certi meccanismi venissero corretti in tempo, probabilmente questi “blocchi” si eviterebbero. Non è vero, caro Catricalà, che un guasto che tiene fermo il paese per giorni e giorni è una cosa normale, che può capitare a tutti. Non è vero che Poste Italiane è un’azienda come tutte le altre. Le Poste, come tante altre aziende con una missione critica, devono garantire un buon servizio, senza intoppi di sorta. Ma d’altronde, se lo stato di salute di un paese si deduce dall’efficienza del suo servizio postale – come qualcuno ha detto – si capisce bene il perché di questa situazione. Nel campo dello sviluppo software, in Italia (ma non solo), vige la politica del cosiddetto body rental (letteralmente “affitto dei corpi”).  È un’espressione del tutto nostrana: non esiste in inglese, così come non esiste footing. È che a noi italiani, quando maneggiamo la merda, piace indossare i guanti bianchi dell’idioma anglosassone. Così sembra Nutella. La verità è che il body rental non è troppo dissimile dal puro e semplice meretricio, senonché, invece di avere donnette che offrono prestazioni sessuali, si hanno giovanotti in giacca e cravatta che offrono consulenze informatiche. I risultati, a volte, esattamente come certi incontri sessuali mercenari, possono essere disastrosi. Già, si chiamano “consulenze”, benché ci sia ben poco, nei fatti, da consulĕre. La spiego in maniera semplice: esistono grandi aziende – come le Poste, appunto – che appaltano lo sviluppo di certi sistemi sofware ad aziende di informatica, le quali “fittano” letteralmente il proprio personale a cifre molto spesso esorbitanti (ovvero dell’ordine di centinaia di euro al giorno). Queste aziende di solito si rifanno ad altre aziende, le quali, a loro volta, si affidano ancora ad altre: scatole cinesi. Matrioske di dirigenti che non fanno altro che stare seduti, ricevere soldi, intascarne una parte e passare il resto. Catene, a volte di 3 o 4 fornitori l’uno in coda all’altro, che succhiano dalla grande mammella appaltatrice originaria. Il personale “consulente” spedito a sporcarsi le mani è molto spesso composto da giovinastri neolaureati incompetenti (per definizione stessa di “neolaureato”), il cui cervello è stato debitamente lavato, a cui si è richiesto di indossare una cravatta (la quale, notoriamente, blocca l’afflusso di sangue al cervello ed impedisce un corretto esercizio autocritico), e a cui si è offerto un nome altisonante da appuntarsi sul petto. Come se lavorare per Accenture o IBM o HP rendesse ipso facto intelligenti e capaci. Ma tanto non importa niente a nessuno che il software funzioni, sia efficiente e risolva i problemi della gente. Lo si tira su come le cartonate dei set cinematografici, lo si fa stare in piedi con un po’ di sputo, e intanto si intasca il budget. Quel che accade dopo è secondario. Un blocco? Ci si mette una pezza. Un altro blocco? Altra pezza. E nel tempo i sistemi informativi diventano come quei canotti che si aveva da bambini: sempre più rattoppati, perché non c’erano abbastanza soldi per comprarne di nuovi. Nell’informatica però è diverso: i soldi, specie se pubblici, ci sono eccome, e il business, quello vero, è farli girare: fare e disfare, fare e disfare, fare e disfare… Ad libitum.

Annunci

2 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. A. said, on mercoledì, 8 giugno 2011 15:26 CEST at 15:26

    Si purtroppo questa è la situazione di oggi in Italia e non solo.
    Siamo le puttane dell’informatica, le cosiddette “risorse” delle società di consulenza.
    Non ti permettono nemmeno di lavorare bene, l’obiettivo è solo il loro guadagno.
    E naturalmente il denaro pubblico si spende e si spende finchè di pubblico ne rimarrà ben poco in questo paese.
    Economia neoliberista

    A.

    • maelström said, on mercoledì, 8 giugno 2011 15:35 CEST at 15:35

      Chiamali pure rigurgiti comunistoidi, ma io penso che la rincorsa forsennata al profitto non possa che procurare danni. Altro che concorrenza. Tutti accelerano per andare al massimo e incassare quanti più soldi possibile. La qualità, invece, va a farsi benedire. E il bello è che quando sollevi il problema che le cose dovrebbero essere fatte con criterio, funzionare bene, e servire bene la società, ti guardano sorridenti con un’espressione di compatimento: “quanto non ci capisci un cazzo della vita!”
      Sarà…
      A me pare, invece, che a non capirci niente è chi è alle leve di comando. Dopo questa crisi mondiale, c’è persino chi sta rispolverando il buon vecchio marxismo 🙂


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: