Astratti furori

La morale secondo convenienza

Posted in Senza categoria by maelström on lunedì, 26 settembre 2011 21:45 CEST

Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame

– Dante Alighieri, Inferno, Canto I

Mi fa molto ridere (amaramente, s’intende) che su Repubblica di oggi appaiano due articoli in evidente contraddizione: l’uno che esalta le “frasi inequivocabili” del cardinal Bagnasco, presidente della CEI, fustigatore di Berlusconi, del pansessualismo e del relativismo amorale, e l’altro che ridicolizza l’ultima di monsignor Babini, vescovo emerito di Grosseto, difensore di Berlusconi, ma al tempo stesso fustigatore di omosessuali, ebrei e musulmani. I giornalisti di Repubblica adottano evidentemente due pesi e due misure, a seconda di quale sia il messaggio da passare ai lettori, sottostimando, è chiaro, l’intelligenza dei destinatari. Questi signori, infatti, ignorano volutamente che Bagnasco e Babini appartengono alla stessa istituzione; un’istituzione da secoli avara, misogina, antisemita, razzista, oscurantista. Nel fare leva sulle pompose rampogne di Bagnasco, col pretesto di ammantare d’autorevolezza gli strali sulla condotta del premier, fingono d’ignorare che i “comportamenti licenziosi” e le “relazioni improprie”, il “pansessualismo” e il “relativismo amorale” sicuramente non si limitano, nella mente del presule dallo zucchetto rosso, alle prodezze sessuali del vecchio satrapo di Arcore, ma si estendono agli omosessuali sodomiti, alle coppie di fatto, a chi fa sesso prima del matrimonio, a chi divorzia. Ovvero ad una buona fetta della società, sicuramente maggioritaria rispetto a chi segue pedissequamente i precetti di vita del “responsabile Magistero ecclesiale”. Quale sarebbe il “rinnovamento etico” auspicato da un pontefice che ha presieduto la versione moderna della Santa Inquisizione? Ci vuole un bel coraggio, poi, a parlare di corruzione, come ulteriore male sociale, quando la Banca Vaticana è stata invischiata nell’affare Sindona o nel crac del Banco Ambrosiano (con Marcinkus che, anziché entrare in una galera, è stato prontamente tradotto all’estero, col pieno avallo delle alte gerarchie ecclesiali). Ci vuole un bel coraggio a parlare di evasione fiscale, quando si fa parte di un’istituzione che ogni anno truffa letteralmente il popolo italiano con l’8×1000 e non paga ICI, IRPEF, IRES e tutte le tasse immobiliari, pur possedendo quasi un terzo del patrimonio immobiliare italiano. E infine ci vuole un bel coraggio a parlare di “comportamenti responsabili e nobili”, quando in ogni angolo della Chiesa si annida una serpe sessualmente repressa, che approfitta dei più deboli, venendo puntualmente coperta, nascosta, protetta.

Repubblica applaude alle parole di un presule o dell’altro, secondo convenienza. Se il prelato di turno accusa Berlusconi, allora si può agevolmente ignorare tutto ciò che l’appartenenza ad un’istituzione meschina come la Chiesa cattolica comporta; se invece l’uomo con la tonaca difende il premier, allora si può sottolineare ogni sua ridicola esternazione, frutto di oscurantismo misto a senilità avanzata. Il quotidiano descrive le parole di Bagnasco come “attesissime”, di rottura del “silenzio della Chiesa”. La verità è che la Chiesa dovrebbe dare a Cesare quel che è di Cesare ed aprire bocca raramente; e  solo per chiedere scusa.

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